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Legionella

Legionellosi: la malattia dei legionari sotto osservazione

La legionellosi, nota anche come malattia dei legionari, è una forma di polmonite che si contrae inalando aerosol di acqua contaminata da batteri del genere Legionella. Le fonti più comuni sono: docce, nebulizzatori, vasche idromassaggio, torri di raffreddamento, fontane e persino apparecchi per terapie respiratorie. Non si trasmette da persona a persona, anche se un caso isolato è stato segnalato nel 2016.

In Italia la malattia è a notifica obbligatoria: le AASSLL e le Regioni comunicano i casi al sistema di sorveglianza nazionale coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità. Secondo l’OMS, Legionella è il patogeno presente nell’acqua con il maggior impatto sanitario nell’Unione Europea. L’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) raccomanda controlli rigorosi sugli impianti idrici, soprattutto in strutture turistiche, ospedali e RSA, dove il rischio di contagio è più elevato.

La specie più pericolosa è Legionella pneumophila, responsabile della maggior parte delle infezioni. Negli ultimi anni ha attirato l’attenzione della comunità scientifica per i numerosi focolai, anche nella nostra regione.

Oggi il genere Legionella conta 68 specie e più di 70 sierogruppi, circa la metà con potenziale patogeno. La più temuta è Legionella pneumophila, responsabile della maggior parte delle infezioni: il sierogruppo 1 provoca 95% dei casi in Europa e 85% nel mondo

Curiosità: in Australia e Nuova Zelanda il batterio più diffuso è L. Leggi tutto

longbeachae, legato all’esposizione a compost e terricci, a conferma che il rischio varia in base all’ambiente.

Come si contrae e si manifesta la malattia

Legionella spp si trasmette all’uomo attraverso l’inalazione di aerosol contaminati; quindi, tutti i luoghi in cui si può entrare a contatto con acqua nebulizzata possono considerarsi a rischio. Non sono stati segnalati casi di trasmissione interumana. I primi casi di legionellosi sono stati associati alla contaminazione di impianti di climatizzazione, torri evaporative e sistemi di raffreddamento. Attualmente in Italia le infezioni derivano prevalentemente dalla contaminazione dei sistemi di distribuzione dell’acqua. L'infezione viene normalmente acquisita attraverso le vie respiratorie per inalazione di piccole goccioline d'acqua trasportate dall'aria (aerosol) contenenti il batterio, oppure particelle di "polvere" derivate dall'essiccamento di queste goccioline. Più piccole sono le dimensioni delle gocce più queste sono pericolose perché penetrano profondamente nei polmoni.

Quindi possibili siti per la colonizzazione del batterio sono tutti quelli in cui viene prodotta acqua nebulizzata come impianti di condizionamento, umidificatori ad acqua, rubinetti rompigetto, vasche idromassaggio, fontane decorative. Non è mai stata dimostrata la trasmissione diretta da persona a persona.

L'infezione da Legionella può dar vita a due distinti quadri clinici: la febbre di Pontiac e la malattia del legionario. Il primo è una forma simil-influenzale che si risolve in pochi giorni e può rimanere in alcuni casi asintomatica. Il secondo è la forma severa della malattia che in casi particolari può portare a morte il paziente. Poiché nella forma severa si ha un quadro di polmonite interstiziale, deve assolutamente essere effettuata la diagnosi differenziale con la SARS-CoV2 (COVID-19).

Il morbo del legionario ha un periodo di incubazione non superiore ai 10 giorni ed i sintomi della malattia consistono in:

  • febbre elevata
  • brividi
  • dolore al torace
  • cefalea
  • dolori muscolari
  • tosse
  • sintomi neurologici
  • insufficienza renale
  • disturbi gastrointestinali

Condizioni di maggior rischio

Le condizioni che favoriscono l'infezione sono numerose e tra queste:

1) la suscettibilità individuale (i più colpiti sono gli anziani, le persone di sesso maschile, gli immunodepressi, i malati cronici)
2) il tabagismo,
3) l'alcolismo,
4) i fattori stagionali.

Legionella: i focolai più gravi in Italia e l’aumento dei casi

La legionellosi ha fatto la sua comparsa in Italia negli anni ’80. Il primo grande focolaio si registrò alle Molinette di Torino (1984-85) con 18 casi. Nello stesso ospedale, tra il 2010 e il 2011, si contarono altri 3 casi, uno dei quali mortale, in pazienti trapiantati.

Nel 2001, a Cuneo, il batterio colpì un neonato dopo un parto in acqua. Nel 2016, Parma fu teatro di un’epidemia con 41 casi e 2 decessi. Ma i cluster più eclatanti si sono verificati in Lombardia:

Bresso (MI), luglio 2018: 52 casi, 5 morti.

Brescia e Mantova, settembre 2018: 105 persone coinvolte, 28 casi confermati e 77 probabili.

Le indagini hanno isolato ceppi di Legionella pneumophila Sg.1 e Sg.2, ma in molti episodi la fonte di contagio è rimasta sconosciuta.

Gli anni recenti: numeri in crescita

  • 2020: 3.111 casi (+14% rispetto al 2019), ritorno ai livelli pre-pandemia.
  • 2023: record storico con 3.911 casi (+25% rispetto al 2022), incidenza 66,3 casi per milione di abitanti. Il Nord Italia è il più colpito (96,6 casi/milione), seguito dal Centro (67,5) e dal Sud (19,9). Oltre il 70% dei pazienti ha più di 60 anni e il 69% è maschio. L’84,4% dei casi è comunitario, il 3,2% ospedaliero, il 7,8% legato a viaggi. [epicentro.iss.it], [caratservizi.it]
  • 2024: dati consolidati non ancora pubblicati, ma il trend resta in crescita secondo i report regionali e ISS. [arpalazio.it], [arpa.marche.it]
  • 2025: confermati focolai a Milano (San Siro e via Rizzoli) con 11 casi e 1 decesso, oltre a cluster minori. Il fenomeno continua a destare attenzione, soprattutto in Lombardia

I dati relativi alla Sorveglianza nazionale della legionellosi in Italia, che vengono periodicamente pubblicati dall’Istituto Superiore di Sanità attraverso un Bollettino epidemiologico nazionale non sono ancora disponibili. L’ultimo notiziario riporta i dati relativi all’anno 2023.

Nel 2023 sono pervenute all’ISS 3.911 schede di sorveglianza relative ad altrettanti casi di legionellosi, di cui 3.039 classificati come casi confermati e 72 come casi probabili, in accordo con la definizione europea di caso del 2018. Prima di procedere con l’analisi dei dati, è stato inviato a ogni Regione/PA l’elenco dei casi notificati nel corso del 2023, con la richiesta di verificare la completezza delle segnalazioni e di inviare le eventuali schede mancanti. Il 74,9% dei casi è stato notificato da 6 Regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Lazio e Piemonte, e il 25,1% dalle rimanenti 15 Regioni/PA.

L’incidenza grezza della legionellosi in Italia nel 2023 è risultata pari a 66,3 casi per milione di abitanti, con un incremento rispetto all’anno precedente (52,8/1.000.000), superiore anche ai valori precedenti la pandemia (tabella 1 – Fonte ISS).


 

Tabella 1: Numero di casi e tasso di incidenza della legionellosi. Italia, 1997-2023. Incidenza aggiustata per età e sesso calcolata per fasce d’età decennali utilizzando come riferimento la popolazione europea standard al 2013 (Fonte ISS)

Negli ultimi trent’anni il numero di casi di legionellosi in Italia è aumentato costantemente, sebbene sia una malattia ampiamente sottostimata per varie ragioni, inclusa la sotto diagnosi. Raramente, infatti, i pazienti vengono sottoposti ai test di laboratorio specifici prima di instaurare una terapia antibiotica e quindi spesso non viene fatta una diagnosi eziologica di legionellosi. Anche la sotto notifica incide sulla stima dei casi, perché non sempre la malattia viene notificata alle autorità sanitarie. Un altro problema è legato al tipo di test utilizzato per la diagnosi che, nella quasi totalità dei casi, viene effettuata mediante il rilevamento dell’antigene solubile urinario di Legionella. La maggior parte dei test per la rilevazione dell'antigene solubile urinario, attualmente disponibili in commercio, sono specifici per Legionella pneumophila Sg.1 e lasciano quindi scarsamente diagnosticati casi dovuti ad altri sierogruppi o specie. Per questa serie di motivi, in Italia si osserva una grande variabilità dei tassi di incidenza tra le diverse aree geografiche e, in particolare, tra Nord e Sud.

Legionella in Campania: dai primi casi alle diagnosi post-Covid

Il primo caso campano risale al 1986, in un albergo di Paestum (SA), con il decesso di uno dei tre turisti contagiati. Nel 1990, altri due morti a Ischia in un albergo termale. Nel 2015, alle terme di Villamaina (AV), si registrarono 9 casi e 1 decesso.

Negli ultimi anni, la legionellosi è tornata sotto i riflettori: diversi pazienti ricoverati in condizioni critiche, inizialmente scambiati per casi Covid, si sono rivelati affetti da Morbo del Legionario. Sintomi simili – polmonite interstiziale bilaterale e grave stress respiratorio – hanno ritardato la diagnosi. Solo dopo tamponi negativi per SARS-CoV-2, il test dell’antigene urinario ha confermato la presenza di Legionella.

Dal 2002 il Laboratorio ARPAC di Salerno, riconosciuto dal Ministero della Salute come Centro di riferimento regionale per la sorveglianza ambientale della Legionella, è il presidio campano contro il batterio.

Il laboratorio è anche punto di riferimento per la formazione degli operatori e la prevenzione della malattia, in linea con le Linee guida nazionali del 2015.

Dal 2022, gli ospedali campani hanno adottato protocolli diagnostici differenziali che includono test per Covid e Legionella. Questo ha portato a un’impennata delle diagnosi, monitorata dall’Assessorato alla Sanità e dall’ARPAC, che hanno intensificano la sorveglianza ambientale.

Legionella dopo il Covid: diagnosi più rapide, casi in aumento

La pandemia ha cambiato anche la gestione della legionellosi. Durante il 2020, le misure anti-Covid hanno ridotto la circolazione di molte infezioni, compresa la Legionella. Ma negli anni successivi, con la ripresa delle attività e il riavvio di impianti idrici rimasti fermi, i casi sono tornati a crescere.

Negli ospedali, la somiglianza dei sintomi con il Covid – febbre alta, polmonite interstiziale, insufficienza respiratoria – ha inizialmente causato diagnosi tardive. Solo dopo tamponi negativi per SARS-CoV-2, il test dell’antigene urinario ha confermato il Morbo del Legionario.

Dal 2022, i protocolli diagnostici includono test differenziali per Covid e Legionella, riducendo i ritardi e aumentando le diagnosi. In Campania, questa strategia ha portato a un sensibile aumento dei casi notificati.

Gli esperti avvertono: impianti idrici poco manutenuti, soprattutto in strutture turistiche e sanitarie, restano il principale rischio. La prevenzione passa attraverso controlli regolari e bonifiche mirate.

Dal 21 marzo 2023 è in vigore il Decreto Legislativo n. 18/2023, che recepisce la Direttiva (UE) 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano. Una riforma attesa, che abroga il precedente D.Lgs. 31/2001 e introduce un approccio innovativo alla gestione del rischio microbiologico, con particolare attenzione alla Legionella, batterio responsabile della legionellosi.

Il provvedimento segna un cambio di paradigma: non più solo controlli sui parametri obbligatori, ma valutazione del rischio lungo tutta la filiera idrica, dal punto di prelievo fino agli impianti interni. Tra le novità più rilevanti:

  • Piani di Sicurezza dell’Acqua (PSA): strutture prioritarie come ospedali, RSA, scuole, hotel e piscine devono predisporre e aggiornare un piano basato sul modello OMS del Water Safety Plan. La Legionella, pur non essendo un parametro fisso, diventa obbligatoria da considerare se il rischio è individuato.
  • Analisi preventiva e monitoraggio: il decreto impone controlli più rigorosi, con obbligo di valutare microrganismi potenzialmente presenti negli impianti, anche se non inclusi tra i parametri standard.

  • Obblighi per gestori e autorità sanitarie: oltre ai gestori del servizio idrico, anche gli amministratori di edifici complessi devono adottare misure preventive, come trattamenti termici o chimici, manutenzione costante e formazione del personale.
  • Accreditamento dei laboratori: chi esegue analisi interne ed esterne deve essere accreditato, garantendo l’affidabilità dei dati.
  • Nuovi limiti e parametri: aggiornati i valori di riferimento per sostanze e agenti patogeni, con procedure di controllo più stringenti.

Il decreto istituisce inoltre organismi di sorveglianza e introduce sanzioni per chi non rispetta gli obblighi. L’obiettivo è chiaro: acqua sicura e salubre, riducendo il rischio di epidemie di legionellosi e altre infezioni legate alla contaminazione idrica

“Legionella: le nuove regole che cambiano la gestione del rischio”

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e il Ministero della Salute stanno aggiornando le Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi, che risalgono al 2015. Secondo quanto dichiarato dal Ministero, il documento aggiornato sarebbe dovuto essere sottoposto alla Conferenza Stato-Regioni entro la fine del 2025.

Le principali novità riguardano:

  • Recepimento della Direttiva UE 2020/2184 tramite il D.Lgs. 18/2023: la legionella è ora un parametro obbligatorio da monitorare nelle acque destinate al consumo umano, soprattutto negli edifici prioritari (ospedali, strutture sanitarie, alberghi, scuole);
  • Obbligo di controllo e sanzioni in caso di omissione per gli edifici prioritari.
  • Maggiore attenzione alla gestione continua del rischio, con sistemi di monitoraggio automatici e formazione certificata per i responsabili (es. figura “Esperto in Gestione del Rischio Legionellosi”).
  • Aggiornamento delle procedure di valutazione del rischio, gestione e comunicazione, con enfasi sulla manutenzione periodica, disinfezione e monitoraggi microbiologici regolari
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 Per queste informazioni sono disponibili dati in formato aperto.

Dal 2002 al 2024 il Laboratorio di Riferimento Regionale della Campania ha controllato n. 1334 siti ed ha prelevato ed analizzato n. 34.382 campioni (Tabella 1).

 



Tabella 1

Ciascun sito è stato considerato una sola volta, indipendentemente dal numero di accessi effettuati nel corso degli anni presso lo stesso sito.

Il Laboratorio nel 2012 ha ottenuto l'accreditamento da parte di ACCREDIA, secondo la norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025 per l'isolamento, la quantificazione e la tipizzazione di Legionella spp. in campioni ambientali con metodo colturale, secondo il metodo UNI EN ISO 11731:2017 e per il campionamento secondo la norma UNI EN ISO 19458:2006. (Figura 1) 

 

Figura 1

Nel grafico 1 sono riportate le segnalazioni pervenute al Centro Regionale Legionellosi (CRL) nel periodo 2002-2024. Come si può notare, nel 2020 e nel 2021 in piena emergenza COVID il numero di segnalazioni risulta significativamente diminuito per le note limitazioni agli spostamenti e ai viaggi. Già nel 2022, invece, si è assistito ad una marcata ripresa delle segnalazioni.

Grafico 1: Segnalazione pervenute negli anni 2002-2024


 

Nel grafico 2 vengono riportati i casi di legionellosi per mese. È possibile notare come la maggior parte dei casi sia concentrata nel periodo giugno-dicembre, mentre nel restante periodo dell’anno i casi siano nettamente inferiori.

Grafico 2: Stagionalità dei casi – Anni 2019/2024


Va specificato che non tutti i casi di malattia diagnosticati vengono segnalati al Centro di riferimento ARPAC e quindi i dati di seguito riportati non evidenziano la reale incidenza della malattia in Campania, confluendo tuttavia in ogni caso nei dati del sistema di sorveglianza nazionale delle Legionellosi dell’ISS.

Nel 2024 sono pervenute ad ARPAC n. 132 segnalazioni di malattia con 5 decessi, n. 102 casi diagnosticati in Campania e n. 30 extra regione, di cui n. 14 clusters che hanno riguardato un totale di n. 20 casi, che hanno soggiornato in 14 strutture recettive.

L’ARPAC ha svolto nell’anno 2024 n. 100 controlli ambientali per 100 casi notificati, ispezionando n. 94 siti (alcuni siti sono stati controllati più volte) e prelevando n. 1178 campioni di matrici ambientali (acqua, aria, biofilm, sedimenti, ecc). N. 9 segnalazioni dei n. 32 casi restanti non riferivano significative fonti di esposizione a rischio di contagio. Per i rimanenti 23 casi segnalati ad ARPAC le ASL non hanno fatto richiesta di verifiche.

In Tabella 2 sono riportati i siti ispezionati con le positività riscontrate n. 94 siti prelevando 1720 campioni e 25 siti sono stati risultati contaminati da legionella (Tabella 2).

Tabella 2: numero controlli – Anno 2024
Tabella 3: distribuzione controlli per provincia – Anno 2024


Nei siti risultati positivi, sono state messe in atto dai gestori le misure di controllo, operazioni di bonifica, revisione della valutazione del rischio per riportare le cariche batteriche entro i limiti consentiti. Al termine di tali operazioni ARPAC ha effettuato i controlli (post-bonifica) richiesti dalle AASSLL a validazione degli interventi eseguiti dai gestori dei siti risultati contaminati alla prima verifica.

Nel 2024 il Laboratorio ha eseguito n. 41 controlli post-bonifica, prelevando n. 319 campioni. N.154 campioni (48.3%) continuavano ad essere positivi dopo la prima verifica dopo la bonifica. (Tabella 4), il che significa che le misure messe in atto dai gestori per contrastare la contaminazione non erano state sufficienti ma necessitavano di ulteriori interventi.

Tabella 4: verifiche post-bonifica – Anno 2024

Negli ultimi anni, in Campania si è registrato un aumento delle diagnosi di legionellosi grazie all’introduzione nei nostri ospedali del test rapido sulle urine. Questo ha permesso di individuare più casi rispetto al passato, ma il confronto con regioni come Lombardia ed Emilia-Romagna ci mostra che serve ancora una diagnosi clinica più diffusa e una sorveglianza ambientale più capillare. In questo scenario, il decreto legislativo 18/2023 rappresenta una svolta decisiva: per la prima volta viene posto un parametro specifico dedicato alla Legionella nelle acque destinate al consumo umano. Ciò significa che la presenza del batterio non è più solo un rischio da monitorare in modo volontario o sporadico, ma diventa un elemento normativo vincolante, che impone controlli regolari e misure di prevenzione obbligatorie.

Accanto al decreto, le nuove linee guida nazionali sulla legionellosi, di prossima pubblicazione, offriranno strumenti aggiornati e criteri uniformi per la gestione del rischio. La combinazione di norme e linee guida crea un quadro chiaro e moderno che la Campania deve adottare per garantire la sicurezza dei cittadini e dei turisti.

La nostra Regione, con il suo patrimonio naturale e culturale che attira visitatori da tutto il mondo, ha il dovere di adeguarsi agli standard europei più avanzati, perseguendo l’obiettivo di strutture “Legionella free”. Per raggiungere questo traguardo è indispensabile il lavoro di squadra: medici, ingegneri, tecnici impiantisti e rappresentanti delle categorie devono collaborare alla definizione di piani di sorveglianza mirati, calibrati sulle caratteristiche degli impianti idrici e termo idraulici delle diverse strutture. Solo così, rispettando pienamente quanto previsto dal decreto 18/2023, potremo garantire ambienti sicuri e valorizzare al meglio il nostro patrimonio turistico e culturale.  

 

• D.Lgs. 81/2008 (“Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro”) → Titolo X “Esposizione ad agenti biologici”: la Legionella è classificata fra gli agenti biologici del gruppo 2.

• D.Lgs. 18/2023 (“Attuazione della direttiva (UE) 2020/2184 relativa alla qualità delle acque destinate al consumo umano”) → Introduce la Legionella tra i parametri microbiologici da considerare nei sistemi di distribuzione interni e nell’acqua destinata al consumo umano.

• D.Lgs. 102/2025 → Modifica/integra il D.Lgs. 18/2023, rafforzando gli obblighi di prevenzione e controllo per la Legionella nelle strutture a rischio.

• Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi (Conferenza Stato-Regioni 7 maggio 2015) → Documento tecnico di riferimento nazionale per la prevenzione della legionellosi.

• Rapporto ISTISAN 22/32 (“Linee guida valutazione e gestione del rischio per la sicurezza dell’acqua nei sistemi di distribuzione interni …”)

• Rapporto ISTISAN 22/33 (“Linee guida nazionali per l’implementazione dei Piani di Sicurezza dell’Acqua …”)

• Rapporto ISS COVID-19

• n. 27/2020(“Indicazioni per la prevenzione del rischio Legionella nei riuniti odontoiatrici durante la pandemia da COVID-1”)

• Ministero della Sanità – Circolare n°400.2/9/5708 Sorveglianza della Legionellosi - del 29/12/93

• BURC - Decreto Dirigenziale n° 562 del 16 luglio 2002 del settore Assistenza Sanitaria – Assessorato alla Sanità – Regione Campania.